C’è un punto che negli ultimi anni è diventato difficile ignorare: il modo in cui pensiamo non è più un fatto esclusivamente individuale.
Informazione, linguaggio, memoria, attenzione: sempre più spesso passano attraverso infrastrutture digitali che non controlliamo direttamente. Non si tratta solo di strumenti. Sono ambienti che influenzano ciò che vediamo, come lo interpretiamo e, in ultima istanza, come costruiamo il nostro rapporto con il mondo.
La mente contesa non è una formula astratta. Indica un conflitto reale, già in corso, che riguarda la capacità di orientarsi nell’ecosistema dei media contemporanei, di distinguere tra informazione e rumore, di mantenere un margine di autonomia nel modo in cui comprendiamo la realtà.
Questo non significa che esista un unico responsabile o una dinamica lineare. Al contrario, le forze in gioco sono molteplici, tecnologiche, economiche, politiche, culturali. È proprio questa complessità a rendere il problema difficile da affrontare, ma anche necessario da mettere a fuoco.
Nel corso dell’edizione 2026, il Möbius proverà a farlo da prospettive diverse.