Le espressioni «legge ornata» e «belle leggi» possono stupire e anzi essere percepite quasi come una contraddizione in termini: la legge, di per sé, non mira ad adornarsi né, in primo luogo, ad essere bella. Per essere legge deve soddisfare, almeno idealmente, altri requisiti: dalla legalità all’accessibilità, dall’esattezza alla comprensibilità. Ma allora che cosa significa, in relazione a un atto normativo, «ornato» e «bello»? Se l’aggettivo «ornato» è riferito, in senso figurato, ai fenomeni retorici individuabili nella legge e la sua bellezza si ricollega ai contenuti e agli intenti di chi l’ha concepita e scritta, è possibile stabilire una correlazione tra le due dimensioni? La dimensione retorica può essere un elemento cruciale della bellezza di una legge e poi della sua bontà? I due autori esporranno i termini in cui si configurano questi concetti nei testi da loro studiati e la loro funzione nella legislazione.
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